Come avrete compreso, sono rientrato dalle ferie, e da ormai una settimana ho ripreso la dura routine di lavoro ma spesso, mi soffermo a pensare alle persone che ho conosciuto durante questo periodo. Mi riferisco ai gestori della Chambre d'Hote presso cui ho alloggiato una ventina di chilometri a nord-est di Tolone, nella profonda Provenza. Una simpatica famigliola, madre, padre e due figli. Delle persone squisite, che hanno avuto il coraggio di fare quello che molti sognano per tutta la vita senza mai arrivarci. Hanno mollato tutto e cambiato vita.

Monsieur Siccardi, di nonno italiano, ma che non ha mai voluto imparare la ligua, pur avendo un fratello che la insegna, è un simpatico signore, che ha avuto l'ardire di affermare: "Io mi sono messo in ferie tutto l'anno". Il suo compito è di fare tutti quei piccoli e grandi lavori di cui una struttura come questa ha necessità. Taglia l'erba, zappa la terra, innaffia i fiori, consolida le opere murarie, rinfrescala dipinture, etc. Vive praticamente tutta la stagione in costume da bagno (da Aprile a Novembre). La sua più grande preoccupazione è che non finisca il sale nella piscina... ma che volete dura un bel po' di tempo.

Madame Veillet, francesina d.o.c. la cui età è tradita solo dalla pelle troppe volte abbronzata, si occupa innanzitutto di pubbliche relazioni. Si alza tutte le mattine alle 8:00, tanto precisa da poterci regolare l'orologio, e prepara la colazione. Intrattiene gli ospiti, li informa sul tempo, distribuisce consigli turistici e quando tutti se ne sono andati, si mette di impegno e pulisce tutte le 5 camere. E la vera anima della casa, esile e delicata di aspetto, ha una forza inaspettata. Tutto il giorno governa con perspicacia ed eleganza, prevedendo le esigenze degli ospiti e alla sera, al termine di una massacrante giornata ha anche la forza di preparare una cenetta al lume di candela per la propria famigliola. Anche lei, come il marito, ha la sua grande preoccupazione. Che il Mistral non disturbi gli ospiti durante la colazione. Ma d'altra parte non è che si possa fare molto se decide di soffiare.

Infine i figli. Andrea e Aurelio, di nome Italiano perchè la madre ama l'Italia (lei non ci vive...), sono un modello di educazione. Salutano sempre, tanto da risultare fastidiosi. Ti alzi la mattina e ti dicono bonjour, li incroci nell'aia e ti dicono bonjour, stai facendo il bagno in piscina e ti dicono bonjour. Unica variazione la sera. Bonsoir. Ma, cosa fondamentale, nei loro frequenti periodi di ferie scolastiche, aiutano il padre e la madre nei lavori giornalieri.

Ed infine la casa, uno splendido Mas provenzale, restaurato di fresco, e immerso in un'oasi verde nella calura del sud della Francia. Non è un'imitazione, si vede da lontano che è il frutto del lavoro della famiglia Siccardi, e quando entri nel suo terreno, ti sembra di entrare in un altro mondo. Un vasto giardino verdissimo, una splendida piscina, e una corte che ti riporta indietro di 50 anni.

Messa in questo modo potrebbe sembrare una famiglia talmente perfetta da volerci trovare per forza trovare un difetto, per non avere il sospetto che siano una montatura. Ma conoscendoli, alla fine si arriva a capire che sono proprio fatti così. Semplicemente estranei a tutto ciò che li circonda, vivono nutrendosi della felicità che producono di giorno in giorno. Il loro mondo è quello, se lo sono scelto, se lo sono faticosamente costruito, ed ora ne fanno parte e lo vivono intensamente tutti i giorni, lasciando a noi poveri mortali la fretta, la routine, lo smog e quant'altro di pessimo possa regalare la società moderna.

Perciò, spesso e volentieri torno a pensare a loro, rinfrancato nello spirito oltre che nel fisico. Ciò che mi hanno regalato è la tranquillità che, se un giorno mi stancassi di questa vita, della sua frettolosità, della sua costante ripetitività o semplicemente del suo carattere, forse anche io potrei raccogliere le forze, buttare tutto alle ortiche e ricominciare con qualcosa, qualsiasi cosa, purchè diversa, appagante e di nutrimento per lo spirito oltre che per lo stomaco.

Pensate pure che io sia un'illuso, ma tutto sommato quello che mi basta per ora è l'illusione, che un giorno potrebbe davvero divenire realtà. Chi mi conosce sa che non sarebbe la prima volta... ma questa è un'altra storia... chissà che un giorno non mi venga voglia di raccontarvela.

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Commenti (3) -

# | Davide Mauri | 29.08.2004 - 21.58

Sono contento di non essere il solo di trovarmi a pensare - a volte - di lasciar perdere tutto e di iniziare qualcosa mi porti più in contatto con la semplicità della vita senza tecnologia.



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I am human - I was made to be the ultimate machine,<BR>

I am human - I have the power to realise my dream.<BR>

I am human - an automaton - a mindless 'technoslave,'<BR>

I am human - I am servant to the monsters I have made.<BR>

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# | Andrea Boschin | 30.08.2004 - 02.39

Secondo me siamo molti di più di quello che a prima vista potrebbe sembrare. Il nostro mestiere non è esattamente uno dei più sani e riposanti. Tuttavia, ad oggi sono molte di più le cose che mi convincono a tener duro piuttosto che andarmene. Per quanto stressante, rimane il fatto che le soddisfazioni che si possono avere a fare il programmatore sono impagabili, soprattutto quelle dal punto di vista "creativo". Cosa c'è di meglio di progettare un'architettura che risolve bene un problema, oppure anche solo scrivere due righe di codice che elegantemente fanno il proprio dovere?

# | Fabio Cozzolino | 08.10.2004 - 10.44

Leggo, approvo e sottoscrivo!!!

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